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Il Centenario della Spagnola: 1919 - 2019

Il Centenario della Spagnola: 1919 - 2019

“Sindrome da Anniversario” è un termine usato dalla psicanalista francese Anne Ancelin Schützenberger, considerata la capostipite del metodo psicogenealogico. La Psicogenealogia nasce negli anni Settanta grazie agli studi di diversi psicologi americani che non riscontrando in diversi casi nella vita dei pazienti la causa dei loro conflitti, perdite o situazioni di blocco psicologico, hanno avuto l’idea di investigare nelle circostanze degli antenati, trovando delle corrispondenze e delle situazioni equivalenti e hanno cercato di capire come si trasmettessero determinate problematiche come fardelli ripetitivi da una generazione all’altra.

Nel suo lavoro Anne Schützenberger rileva che la trasmissione delle memorie da una generazione all'altra di una famiglia non segue un andamento casuale, ma andamenti temporali precisi. È soprattutto all'anniversario di avvenimenti gravi subiti dagli antenati, cioè allo scadere dei decenni, dei cinquantenni o dei secoli, che si manifesta il riaffiorare della memoria nella vita del discendente oppure quando il discendente ha la stessa età che aveva l'antenato quando ha subito un torto, un'ingiustizia, un lutto, una perdita.

L’anniversario dei Cento anni nel libro della memoria collettiva apre un portale energetico vibratorio straordinario che permette svolte, cambiamenti e nuove creazioni, un momento in cui vecchi conti possono essere pareggiati, vecchi torti riparati, nuovi destini e nuove traettorie di vita impostate. È un momento in cui, se c’è stato progresso, apprendimento, si raccolgono i frutti dell’impegno e del lavoro evolutivo fatto per generazioni.

Se invece non c’è stato apprendimento, se i problemi e i conflitti non sono stati superati, l’anniversario dei cento anni non fa che ripetere vecchi schemi, aggravando i conflitti. Questo fenomeno si può osservare meglio nella storia degli eventi collettivi, che dimostrano come l’anniversario di cento anni può essere un ingresso oscuro o una porta di luce.

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G. Klimt – Morte e Vita,1915

Da questo punto di vista, l’attuale epidemia da COVID-19, non può che richiamare alla ben più grave Influenza Spagnola causata dal virus H1N1, considerata la prima pandemia moderna, che esattamente un secolo fa, tra il 1918 e il 1920, uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone che si stavano riprendendo dalla brutalità della Prima Guerra Mondiale.

Le prime ricerche per spiegare l'alto tasso di mortalità suggerivano che la variante specifica del virus avesse una natura insolitamente aggressiva, tuttavia, studi più recenti, basati principalmente su referti medici originali del periodo, hanno rilevato che l'infezione virale non era più irruente di qualsiasi altra influenza precedente, ma che le circostanze speciali quali la malnutrizione, i campi medici e gli ospedali sovraffollati e la scarsa igiene, contribuirono ad una superinfezione batterica che uccise la maggior parte degli ammalati.

Alcuni studiosi ipotizzano che il sistema immunitario dei soldati fosse inoltre fortemente indebolito dallo stress dei combattimenti e dalla paura degli attacchi chimici, aumentando così la suscettibilità alla malattia. Inoltre la fine della guerra mondiale comportò il rientro di milioni di persone che si muovevano contemporaneamente da una nazione all’altra, da un continente all’altro e ciò costituì il veicolo ideale di diffusione per il virus.

La storia ci insegna che le epidemie, virali e non, hanno accompagnato nei vari periodi l’evoluzione dell’umanità che è sempre sopravvissuta anche alle calamità più terribili, spesso riuscendo a trovare soluzioni innovative, migliorando le sue condizioni. Oggi come allora, la paura del contagio, la percezione del pericolo, dell’incertezza, della sensazione di essere in balia degli eventi, sembra essere ancora più virale del virus stesso. La Psicogenealogia interpreta come questi vissuti individuali e collettivi, possono essere connessi alle esperienze che hanno vissuto i nostri antenati. Le esperienze traumatiche, di tale portata e i lutti che ne derivano, sono spesso percepite insuperabili e inenarrabili, lasciando una traccia indelebile nelle generazioni successive.
 

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1918 – Influenza Spagnola – Obbligo della mascherina

La Prima Guerra Mondiale, estesa poi nella pandemia della Spagnola, viene considerata come una delle esperienze umane più aberranti. La guerra del 1915-1918, combattuta con armi considerate all’epoca moderne, ma con strategie militari dell’800, è ricordata come la guerra del “non detto”: i reduci non riuscivano a raccontare gli orrori vissuti. L’elaborazione per essere considerata tale richiede di essere, in qualche modo, raccontata. Tutto ciò che non ci si legittima di esprimere, rimane custodito come un segreto che persiste e viene lasciato in eredità a chi viene dopo.

Questo fenomeno era stato osservato addirittura nel 1812 dai chirurghi di Napoleone che registrarono uno strano fenomeno nei reduci della campagna di Russia: lo shock post traumatico dei sopravvissuti agli orrori della guerra era stato trasmesso ai figli o ai nipoti, i quali rivivevano, in corrispondenza di tali date, angosce e incubi.

Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Neuroscience” da Brian G. Dias e Kerry J. Ressler dell'Howard Hughes Medical Institute a Chevy Chase, nel Maryland, teorizza che le paure percepite nel corso della vita sono ereditabili alle generazioni successive per mezzo di modificazioni epigenetiche. Questo processo, meglio conosciuto come “Trasmissione transgenerazionale del trauma” è studiato e descritto nella letteratura accademica da oltre cinquant’anni.
La trasmissione può proseguire oltre la seconda generazione e include anche i nipoti, pronipoti e forse anche altri. Allo stesso modo, come i genitori sono in grado di trasmettere le caratteristiche genetiche ai loro figli, sarebbero in grado di trasmettere tutte le caratteristiche “acquisite” o epigenetiche, soprattutto se queste erano connesse a esperienze di vita pericolose, come il sopravvivere alla fame, alle epidemie, alle guerre, alla persecuzione.
 

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W. Kandisky – Destino, 1909

La trasmissione generazionale del trauma si esprime, secondo Anne Schützenberger, con la Sindrome da Anniversario; un concetto che consente di spiegarci che i mali di cui soffriamo spesso sono collegati ad una identificazione ad un passato incompiuto e che, se si riesce a far emergere, ad elaborare e “riparare” le ferite del passato, e a “ripulire l’albero genealogico”, allora si è capaci di riprendere la propria vita evitando di ripetere gli errori nel corso delle generazioni.
Esplorare il nostro Inconscio Familiare ci porta a scoprire come la vita dei nostri antenati contenga fatti che risuonano con i nostri attuali problemi. Studiando il nostro albero genealogico troviamo eventi, situazioni, attitudini che si ripetono di generazione in generazione, fino a giungere a noi attraverso delle “leggi di trasmissione” inconsapevole.

Comprendere i meccanismi per cui questa eredità psichica familiare agisce direttamente in noi può guidarci fino ai conflitti non risolti con il fine di portarli alla luce e liberarci di essi. Se pensiamo all’anniversario dei Cento anni come a un’occasione, possiamo guardare ciò che ci accade da una prospettiva rovesciata: prenderci la responsabilità di utilizzare questo tempo per operare una trasformazione personale che dia senso a questa eredità.

Se vogliamo vedere questa situazione come stimolo per il cambiamento, una strada è cercare di impiegare questo spazio di sosta come terapia che si oppone al contagio, sperimentando altre forme di convivialità, riconnettersi al buon vivere, a una sana comunicazione con una collettività che vive le stesse paure e speranze, che ha di che dialogare, che collabora, e quindi, cresce. E così la civiltà evolve. Se l’epidemia ci aiuterà a maturare una concezione diversa di noi stessi, non sarà stata una sofferenza inutile.

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M. Chagall – Uomo con testa rovesciata, 1919

 Articolo a cura di Tulsi Maria Serena Baroni