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Inviato da La Città della Luce il 2 August 2019
Il Senso del Viaggio

Estate, tempo di vacanze e di viaggi, di celebrazione e di avventure, un periodo in cui si trova lo spazio per fare tutto quello che non è previsto nella “vita ordinaria”: per molti, oltre ad essere un tempo di ricarica psico-fisica, è anche l’occasione per trascorrere dei bei momenti con i propri cari o per visitare e scoprire luoghi esotici, ampliare la propria conoscenza del mondo, entrare in contatto con ciò che è “lontano”, non solo geograficamente.

Il termine “vacanza” deriva dal verbo latino “vacare”, che significa “mancare, essere assenti, non esserci”, indicando in senso generale un momento di sospensione dai propri ruoli ordinari, coincidendo spesso con un allontanamento anche fisico dai luoghi e dagli spazi in cui si vive e si lavora normalmente: la “vacanza” è una “mancanza” percepita dagli altri, ma per chi la vive è un tempo per se stessi, per le proprie passioni, per dare pieno spazio e ascolto ai propri desideri.

E proprio per questo motivo spesso la vacanza si concretizza in un viaggio, nello spostamento in un luogo “altro”, diverso dal nostro ambiente di riferimento, lontano da “casa”: il viaggio ci sposta dalla nostra “zona di comfort”, ci permette di vivere temporaneamente fuori dai nostri schemi abituali, non solo di comportamento, ma anche e soprattutto di pensiero.

In questo senso la vacanza non vuol dire “mancare” a se stessi, assentarsi dalla propria vita, dai propri doveri e responsabilità, abbandonare “il centro”; al contrario, laddove si trasforma in un’esperienza di crescita, di esplorazione, di apertura verso il nuovo e il diverso, richiede centratura e presenza, assieme ovviamente a un certo grado di apertura e di disponibilità a mettersi in discussione e a cambiare qualcosa nella propria vita.

 

Una scena tratta dal film "Lo Hobbit, Un viaggio inaspettato" (P. Jackson, 2012)
Una scena tratta dal film "Lo Hobbit, Un viaggio inaspettato" (P. Jackson, 2012)

A livello archetipico, il Viaggio è un simbolo potente e ricco di implicazioni, è una metafora della vita stessa: molti miti si basano sul viaggio, a partire dall’esodo del popolo ebraico dall’Egitto verso la Terra Promessa, alle tante avventure degli Argonauti guidati da Giasone, ai molti luoghi visitati da Ercole nel corso della sue Dodici Fatiche, fino al grande viaggio di Dante nelle dimensioni ultraterrene, dall’Inferno al Purgatorio, al Paradiso.

Se ci pensiamo bene, la vita stessa inizia con un viaggio, con il percorso dello spermatozoo che raggiunge l’ovulo, a sua volta in movimento dall’ovaio verso l’utero; e dopo il periodo della gestazione, nascere significa uscire dalla zona di comfort primaria (il grembo materno) per affrontare il mondo, crescendo e imparando (a parlare, a pensare, a camminare, a fare le cose) attraverso la propria esperienza.

Nella storia dell’umanità, ma anche nel mondo animale, il fenomeno della migrazione è ricorrente e rappresenta la ricerca di un luogo in cui le condizioni ambientali e la presenza di risorse possano garantire la sopravvivenza o offrano condizioni di vita migliori: l’esplorazione e l’avventura, la frontiera, il contatto con terre e popoli diversi sono narrati nei libri di storia, dalla colonizzazione della Magna Grecia, all’espansione dell’Impero Romano, ai viaggi di Marco Polo, di Cristoforo Colombo, di Magellano e di tutti i grandi esploratori del passato.

Purtroppo talvolta il viaggio ha coinciso anche con la guerra, l’invasione, la conquista: oltre a dover gestire le emozioni derivanti dal rischio che si corre nel lasciare il proprio luogo di appartenenza e le proprie sicurezze, incontrare il nuovo e il diverso può attivare forme di conflitto, così come la ricerca di risorse può spingere a utilizzare la forza per mantenerne il possesso e il controllo.

 

Uno stormo di uccelli migratori
Uno stormo di uccelli migratori

Ci sarebbero molte considerazioni a riguardo, su cui sorvoliamo comprendendo la vastità e la delicatezza di tali tematiche: piuttosto vogliamo focalizzare l’attenzione sull’esperienza individuale del Viaggio, che oltre ad essere un’esperienza rivolta “al di fuori” di noi, nel mondo, coincide con un viaggio “dentro” di noi, alla scoperta delle parti più nascoste, dormienti o latenti della nostra coscienza.

Come ci insegnano Joseph Campbell e Christopher Vogler nei loro testi (“L’eroe dai mille volti” e “Il viaggio dell’eroe”), ogni storia, mito, leggenda si basa su una struttura narrativa che riflette la dimensione archetipica della vita: il protagonista della storia (l’Eroe) parte sempre da una zona di “mondo conosciuto”, che tuttavia non rappresenta il suo “vero” luogo di appartenenza e occorre un viaggio pieno di sfide e di incontri (sia di Alleati che di Oppositori) per forgiare il suo carattere, facendo emergere i talenti, le qualità, la forza (simboleggiata in uno Strumento / Arma / Elisir) con cui affrontare il Nemico, la Nemesi, la propria Ombra.

Ogni “viaggio”, ogni esperienza nuova (una nuova conoscenza, un nuovo lavoro o progetto), ogni volta che usciamo dalla nostra zona di comfort, andiamo alla scoperta del mondo, ma soprattutto alla scoperta di noi stessi, del nostro vero e pieno potenziale: molto spesso la chiamata è irresistibile, altre volte lottiamo con le nostre paure già prima di muovere il primo passo, e per questo è importante il ruolo svolto dalla Guida (o Mentore), ovvero una persona, una situazione, un libro, qualsiasi cosa ci faccia da stimolo, sostegno e aiuto nel Viaggio.

Basta pensare anche ai miti moderni rappresentati da film come Guerre Stellari, la saga de Il Signore degli Anelli o di Harry Potter (ma anche molti altri, da Matrix a Kung Fu Panda!) per comprendere il cammino dell’Eroe, tutte le sue difficoltà, paure, dubbi, resistenze e sfide e il ruolo della Guida (Obi Wan Kenobi, Gandalf, Albus Silente, ma anche Virgilio stesso, e poi Beatrice, per Dante), sia quando è presente, nel dare indicazioni chiare e precise, sia quando è (apparentemente) assente, lasciando l’Eroe da solo ad affrontare determinati passaggi “obbligati”.

 
Da film Matrix (1999): Morpheus, il Mentore, allena Neo, l'Eroe
Da film Matrix (1999): Morpheus, il Mentore, allena Neo, l'Eroe

La parte finale del Viaggio inoltre non va intesa come la logica e conseguente appendice o lieto fine della vicenda, ma rappresenta una fase altrettanto delicata e importante: il Ritorno, in greco “nòstos”, è una struttura narrativa e archetipica presente in altrettanti romanzi, miti e opere come l’Odissea, e rappresenta una fase fondamentale del Viaggio.

Il rischio infatti è che la vacanza e il viaggio non servano a nulla, che tornati a casa tutto rimanga uguale e invariato, ma non è quasi mai così: se il Viaggio è una metafora della Vita, si lascia il proprio luogo di comfort (la Casa, la Madre, la Famiglia) per fare ritorno poi alla propria Casa, alla Madre e alla Famiglia interiorizzati, al nuovo luogo di comfort che ci si è creati, dopo aver superato i conflitti esteriori e soprattutto interiori portati dal confronto con il nuovo e il diverso, ma anche con il passato e con la necessità di lasciar andare il conosciuto.

Il Viaggio porta sempre al Ritorno a se stessi, al proprio Sé superiore, alla Terra Promessa che è il proprio Regno, la propria vita felice, piena, autorealizzata, l’Amore, il successo e la soddisfazione nel proprio lavoro: il viaggio di Dante si conclude con il ritorno a Beatrice, simbolo della sua Anima, il viaggio di Ulisse è il ritorno a Penelope e al suo regno di Itaca, Frodo non ritorna alla Contea e a Casa Baggins, ma riparte verso le terre oltre il mare, nel continente di Valinor, un luogo dove poter guarire completamente dalle ferite e dalle trasformazioni subite nel suo viaggio con l’Anello.

La nostra vita è un Viaggio, quello che la nostra coscienza si costruisce come Identità è il luogo di comfort, informato dall’influenza familiare, socio-culturale, religiosa, ma in noi si fa sentire il richiamo della nostra Guida interiore, che ci spinge a partire, a cercare lavori, luoghi, persone, relazioni, situazioni in cui mettere tutto in discussione, trovare nuove risposte alle domande di senso, per fare ritorno alla nostra Anima, seguendo il destino tracciato per noi dal  karma, da Dio, dal nostro Sé superiore: il più grande regalo che possiamo fare a noi stessi è partire, fare il viaggio dentro di noi, seguire la Guida, affrontare il nostro Drago, le nostre paure, la nostra Ombra, lasciar andare il dolore del passato, il peso del senso di colpa, mettere in discussione le nostre scelte e tornare rinnovati e purificati, riscoprendo ogni volta un po’ di più il grande territorio sconosciuto che è  il nostro vero Io.

Buon Viaggio a tutte e a tutti!

 

In viaggio dell'eroe

 
“Il viaggio dell’eroe è fondamentalmente interiore,
un viaggio verso profondità in cui oscure resistenze vengono vinte
e resuscitano poteri a lungo dimenticati
per essere messi a disposizione della trasfigurazione del mondo…

Il periglioso viaggio non ha per scopo la conquista, ma la riconquista,
non la scoperta ma la riscoperta.

L’eroe è il simbolo di quell’immagine divina e redentrice
che è nascosta dentro ognuno di noi
e che aspetta solo di essere trovata e riportata in vita”

Joseph Campbell, L'eroe dai mille volti (1953)

Articolo a cura di Sundara Simone Bongiovanni