Christmas Party - La Magia del Dono


 
 
Si avvicina il Natale, le strade si riempiono di luci e decorazioni, i negozi si preparano per offrirci i più diversi oggetti e servizi da regalare ai nostri cari, e molti di noi (nati e cresciuti nel moderno mondo occidentale) sono stati educati a pensare al regalo in termini puramente commerciali, consumistici e utilitaristici.

Se andiamo indietro nel tempo e a fondo nella nostra anima, possiamo sentire che il dono e l'atto del donare racchiudono in sé qualcosa di più di un semplice oggetto comprato e consegnato a un'altra persona.

Il Dono è qualcosa che si dà per pura liberalità, oppure che si offre – come avviene nella cultura tribale delle popolazioni arcaiche – alla Natura e agli Dei.

Può indicare anche una dote spirituale, come l’ingegno o la bellezza, un privilegio o una prerogativa, un talento ricevuto in primo luogo dalla Natura e da Dio stessi, e che a sua volta può essere oggetto di dono.

 

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“Francesco che dona il mantello a un povero”, Giotto (attribuito), Basilica superiore di Assisi

In antropologia, il concetto di dono può essere declinato in varie sfumature, è alla base della coesione tra individui (sia in una comunità semplice sia in una società complessa e strutturata) e non si basa tanto sullo scambio equo e contrattuale – oggi spesso sopravvalutato – ma su legami stabiliti e tenuti vivi da azioni e sentimenti non utilitaristici.

L’antropologo tedesco-statunitense Franz Boas fu il primo a studiare ed analizzare la cerimonia rituale conosciuta con il nome “Potlatch” tipica delle popolazioni indigene stanziate sulla costa nord-ovest degli Stati Uniti e del Canada.

Il potlatch, che in lingua Chinook significa letteralmente “dare”, era una cerimonia rituale svolta ed organizzata durante i mesi invernali da un membro della comunità che durante l’anno era riuscito ad accumulare e mettere da parte un surplus di beni materiali e risorse alimentari.

Egli invitava i familiari, i membri della comunità e di altri villaggi, offrendo cibo e donando loro i beni accumulati; accettando il cibo e i doni offerti dall’organizzatore del potlatch, gli invitati ne confermavano l'onore e rispondevano a loro volta con un proprio potlatch nel quale cercavano di eguagliare o superare la quantità di beni offerti dal precedente organizzatore.  

 

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 “Potlach Moon" - di Roy Henry Vickers

Qualche decennio più tardi, Bronislaw Malinowski nel libro “Argonauti del Pacifico Occidentale” (1922), descrive il Kula, un rito sociale presente in numerose isole della Melanesia occidentale: all'interno dell’arcipelago due beni di prestigio e di valore magico, i mwali, braccialetti di conchiglie bianche e i soulava, collane di conchiglie rosse venivano e tuttora vengono scambiati secondo un preciso ordine rituale (i mwali circolano solo in senso antiorario, i soulava solo in senso orario).

Inoltre i mwali e i soulava dovevano circolare in continuazione, restando nelle mani del possessore solo per un periodo limitato di tempo e venivano poi barattati nel corso di visite che gli abitanti delle diverse isole si scambiavano periodicamente: il possesso temporaneo di questi beni dava prestigio, così come il fatto di avere un’ampia rete di partner dello scambio.

Indicato da alcuni con il termine Kula Ring, questo continuo circolare di beni era un’istituzione fondamentale per molte di queste società melanesiane, influenzando l’accesso a posizioni di autorità e potere, il rafforzamento delle reti di parentela, le credenze (per es. la magia protettiva per i viaggi) e l’arte (le prue scolpite delle piroghe, la produzione dei beni scambiati).

Nel “Saggio sul dono” (1925) Marcel Mauss, basandosi in gran parte proprio sugli studi etnografici di Boas e Malinowski, definisce il dono come un “fatto sociale totale” alla base dell’economia delle società tradizionali, dove la circolazione delle merci non dipende tanto dalla compravendita, quanto dal principio di reciprocità, composto da tre obblighi fondamentali: il dare, il ricevere e il ricambiare.

 

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Mwali e soulava scambiati nel Kula Ring

Per “fatto sociale totale” intendiamo un fenomeno strettamente legato a tutti gli altri aspetti della vita sociale, un fatto che coinvolge tutti i livelli della società: Mauss definisce il dono come facente parte “del sistema delle prestazioni totali”, in quanto meccanismo che interessa la totalità delle classi sociali e delle relazioni comunitarie, capace quindi di rinsaldare le relazioni tra tutte le classi sociali.

 

Il dono infatti non si riduce a una semplice pratica di scambio utilitaristica, ma diventa anche un collante sociale, un modo per costruire una rete di alleanze, ha la doppia funzione di far circolare i beni e mantenere unita la società, evitando le ostilità.

 

Inoltre, sempre secondo Mauss, la pratica del dono è permeata da un elemento magico, che l'antropologo francese definisce mana: una forza che padroneggia l’oggetto donato e che è tale da spingere inevitabilmente il ricevente a contraccambiare. Questa forza risiede in tutte le forme di dono e di scambio delle società arcaiche e non mantiene alcuna relazione con l’economia e la materialità perché le supera.

 

Il dono, in questi termini, si configura quale rito universale ed archetipico che rafforza la socialità, e può essere pensato come la base delle relazioni etiche, in quanto relazioni di riconoscimento e non di dominio.

 

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La costruzione di una relazione, di qualsiasi tipo, di fatto è basata sul dare e ricevere: tempo, spazio, energia, presenza, disponibilità sono i principali doni che possiamo decidere di mettere a disposizione gli uni degli altri.

Nella nostra cultura l’accento è maggiormente posto sull’atto del donare, al punto che il ricevere ci fa sentire a volte in colpa, fuori posto, imbarazzati, soprattuto se il dono non era previsto, o ha un valore economico importante.

Imparare a ricevere, riconoscendo e onorando la magia e il valore che quest'azione genera, ci permette di diventare parti del magico anello di scambi e relazioni, in cui il possesso è temporaneo, l'oggetto diventa un simbolo e il vero valore è nell'unione che si genera.

 

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Con questo spirito la Città della Luce si avvicina alle feste natalizie e di fine anno, estendendo a tutte le socie e i soci, alle amiche e agli amici, ai sostenitori, ai parenti e ai familiari l'invito a unirsi a noi in una grande Comunità che celebra il Dono!

Nello specifico abbiamo previsto un evento appositamente dedicato alla Gioia dello stare insieme, del prenderci cura gli uni degli altri attraverso trattamenti benessere, consulti, scambi Reiki, ma anche tanto Gioco, buon Cibo sano e consapevole, Canti, Danze e Celebrazioni, un tempo di qualità in cui ricevere tutto quello che la Vita e il nostro essere in una relazione di amicizia ci può donare.

Dal 21 al 23 Dicembre quindi sarà Christmas Party! Tutti i Maestri di Reiki e membri de La Città della Luce saranno riuniti nella sede di Trecastelli per celebrare insieme a chiunque lo desideri il Solstizio di Inverno, la Luna piena in Cancro e l'arrivo del Natale: un momento magico, uno spazio sacro in cui dare e ricevere con gioia, purezza, amore e gratitudine. Siete tutti invitati!

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