Lo Straniero che è in noi

 

In queste ultime settimane diversi fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno degli stranieri residenti in Italia, sottolineando in particolare (viste le imminenti elezioni) le implicazioni politiche, sociali, economiche e culturali ad esso collegate.

Tralasciando qualsiasi tipo di considerazione in merito, che ciascuno è libero di esprimere secondo la propria coscienza e consapevolezza, cerchiamo di analizzare alcuni dati, che rendono l’idea della situazione nella sua globalità e complessità, ben consapevoli che non è possibile (e neanche corretto) ricavare delle facili (ma rischiose) generalizzazioni e che alcuni eventi amplificati dall’eco mediatica rimangono fenomeni isolati in un contesto molto più variegato.

Come prima cosa può essere utile fare una distinzione tra gli immigrati in possesso di cittadinanza italiana (divenuti a tutti gli effetti nostri connazionali), gli stranieri residenti in Italia (mantenendo la cittadinanza straniera) e i migranti/profughi, la cui situazione è temporanea (possono diventare residenti italiani o essere rilocati in altri paesi): nel nostro paese negli ultimi 15 anni si è registrata una media di 360.000 nuovi immigrati all’anno, ovvero cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, mentre al 1° Gennaio 2018 risultano essere poco più di 5 milioni gli stranieri residenti (dati Istat).

Questo dato è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni, se pensiamo che nel 2002 gli stranieri in Italia erano 1.341.000: la maggior parte dei “nuovi” stranieri è di origine europea (dalla Romania sono arrivati negli ultimi anni quasi un milione di persone, altre 450.000 da Albania, Ucraina, Moldavia, Polonia, Bulgaria), seguiti da persone di provenienza asiatica (Cina, India, Bangladesh, Filippine, Pakistan, Sri Lanka), africana (principalmente Marocco, Egitto, Senegal, Tunisia, Nigeria) e sudamericana (Perù ed Ecuador). (fonte: Wikipedia/Istat)

I migranti hanno registrato un picco negli ultimi quattro anni dovuto alle crisi sociali e politiche dell'area mediterranea, arrivando a circa 625.000 persone sbarcate in Italia (tra cui più di 60.000 minori non accompagnati) e in attesa di asilo politico o di essere ricollocati in altri pesi dell'Europa.

 

 

Nascite e morti in Italia, 1862 - 2016

Ad oggi quindi gli “stranieri” in Italia corrispondono all’8% della popolazione (erano il 2% nel 2002), in un paese che negli ultimi anni si è stabilizzato (partendo dai 20 milioni di abitanti censiti nel 1862, al momento dell’Unità d’Italia) su un dato complessivo attorno ai 60 milioni di abitanti: quello che può farci riflettere in questo senso è la considerazione che non solo ci sono sempre più stranieri, ma ci sono sempre meno “italiani”, inteso come persone con cittadinanza e residenza italiana.

Questo è dovuto al fatto che la forbice tra gli indici di natalità e mortalità si è invertita negli ultimi anni, e dopo il picco del baby-boom negli anni ’60, in Italia nascono sempre meno bambini e aumentano le morti: dal 1993 il cosiddetto “saldo naturale” (la differenza tra nati e morti) è in negativo, siamo passati da oltre un milione di nascite all’anno (negli anni del dopo guerra e nei primi anni ’60) alle 464.000 nuove vite del 2017 (record minimo!), mentre il numero dei decessi è passato dal minimo di 411.000 del 1954 ai 647.000 del 2015 e del 2017.

Un altro fattore da tenere presente è il flusso di emigrazione degli italiani verso l’estero: dall’Unità d’Italia ad oggi, sono emigrati 29 milioni di italiani (diretti principalmente in Francia, Svizzera, Germania e Stati Uniti, Brasile e Argentina), di cui poco più di 10 milioni sono poi rientrati, mentre quasi 19 milioni sono rimasti all’estero (e dando origine a generazioni di oriundi stimati tra i 60 e gli 80 milioni di individui), costituendo uno dei più grandi fenomeni di emigrazione della storia moderna.

In moltissime famiglie italiane (se non quasi tutte) si può ritrovare un nonno, un bisnonno, un prozio o qualche altro membro che è emigrato in cerca di fortuna: un'informazione importante per l'equilibrio del sistema familiare, che può portare con sé tutta una serie di implicazioni (compresi lutti, traumi non risolti per la separazione, paure e preoccupazioni che passano da una generazione all'altra).

È interessante ad esempio notare la ripresa del fenomeno migratorio negli ultimi anni, che hanno visto un’impennata delle emigrazioni soprattutto dei giovani (tra i 20 e i 40 anni) trasferitisi all’estero per lavoro o per cercare il loro posto nel mondo: da una media regolare attorno alle 40.000 persone all’anno degli anni 2000, a partire dal 2011 (in cui il dato è salito a 50.000 persone) si è assistito a un aumento progressivo che ha raggiunto nel 2016 le 114.000 unità. (dati Istat)

 

Nave carica di emigranti italiani a inizio Novecento

 

D’altra parte vale la pena ricordare che l’Italia come nazione esiste da poco più di 150 anni, e che per molti secoli lo “straniero” viveva nella provincia accanto, considerata la miriade di stati, ducati, contee, regni più o meno grandi in cui era frammentata la penisola: l’identità nazionale è un fenomeno relativamente moderno, ma nel nostro DNA, nella memoria profonda della coscienza collettiva italiana, nelle origini ancestrali della nostra cultura e società, possiamo ritrovare diversissime ascendenze (i greci, gli arabi, i normanni, i goti e tutti gli altri popoli barbari, i franchi, gli spagnoli e molti altri).

Inoltre nell’esperienza dell’individuo, ciascuno di noi è arrivato come uno “straniero”, un ospite nell’utero di una madre, che ci ha accolto, nutrito, fatto crescere e permesso di esistere: per estensione, la Terra è Madre, l’incredibile manifestazione di un’energia Femminile che sostiene e permette la vita, non fa distinzioni o preferenze, concede a tutti gli esseri viventi l’opportunità di vivere, mettendo a disposizione le sue risorse.

Che poi i figli della Terra abbiano deciso (in molti casi) di stabilirsi in un certo posto, farne la loro casa, insediarsi per godere delle risorse di quel territorio, è storia: tra le nostre radici troviamo anche il popolo romano, che ha costruito strade per arrivare in tutto il mondo, anche conquistando, invadendo e appropriandosi di beni, risorse, schiavi, così come grandi esploratori come Marco Polo e Cristoforo Colombo hanno aperto le rotte verso l’Oriente e l’Occidente.

Nella memoria profonda della nostra coscienza collettiva siamo stati invasi ed invasori, c'è stata la guerra e la conquista, l'esplorazione e la colonizzazione, la paura del diverso considerato come una minaccia, e tutto questo potrebbe alimentare la chiusura, la diffidenza, l'odio, l'intolleranza e il rifugio nella propria Patria, una Madre Terra mascolinizzata (pater vuol dire "padre"), conquistata, confinata, gestita talvolta eccessivamente con un'energia Maschile.

Non significa però che la Terra possa appartenere a qualcuno, o che ci sia chi ha più o meno diritto di decidere per essa, come ci ricorda David Servan-Schreiber:

Insegnate ai vostri figli tutto ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri:
che la Terra è la madre di tutti.
Tutto ciò che capita alla Terra capita anche ai suoi figli.
Sputare a Terra è sputare su se stessi.
La Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra.

Tutto è collegato, come il sangue che unisce una famiglia.
Ciò che capita alla Terra, capita anche ai figli della Terra.

 

 

Astrologicamente e archetipicamente parlando è interessante notare come il viaggio, l’esplorazione, l’avventura, i luoghi e le culture straniere, il lontano, il diverso siano tematiche associate al Sagittario, Segno che rappresenta una grande spinta verso l’evoluzione, la ricerca, la scoperta, vissute con entusiasmo, meraviglia e fiducia: l’Archetipo a cui è collegato è l’Innocente, che ci ricorda anche la semplicità con cui i bambini guardano al mondo e fanno amicizia tra loro, senza paure, preconcetti, divisioni o egoismi.

Al Sagittario succede il Capricorno, che rappresenta invece un’energia di maggiore chiusura, durezza, concentrazione su se stessi e sul proprio obiettivo, in un contesto in cui le risorse sono scarse (è un Segno invernale) e occorre tirar fuori tutta la propria resistenza e forza per sopravvivere: l’Orfano rappresenta proprio questo, la separazione dagli altri, l'autarchia, l'autonomia e l'indipendenza, il senso pratico di chi è ben radicato nella materia e molto lucido nel controllo.

Sincronicamente tuttavia in questi giorni siamo nel Segno dell’Acquario, così come a livello di coscienza collettiva stiamo evolvendo verso l’Età dell’Acquario, i cui valori sono la tolleranza, l’unione, l’inclusione, l’uguaglianza, la libertà, la parità di diritti e di dignità per ogni essere umano (e vivente), la cooperazione, l’integrazione: seguendo queste indicazioni l’archetipo del Creatore può costruire un mondo e una società aperta e rispettosa (ma attenzione al rischio dell’anarchia, che rappresenta il lato ombra dell’Acquario).

Per comprendere infatti il senso ultimo di tutto questo serve arrivare al Folle e ai Pesci, in cui tutto è Uno nel grande mistero della Vita, e non esistono distinzioni, barriere, limiti e confini: davanti al Divino, all’infinito, alla consapevolezza che tutto passa, tutto fluisce e va come deve andare, seguendo forze che non è possibile controllare e comprendere, occorre affidarsi, credere che l’altro, il diverso, lo straniero siano un’opportunità che l’universo ci dà per conoscere la grandezza della vita in tutte le sue tante e diverse manifestazioni, e ritrovare se stessi nell’altro senza paura di perdersi (o di perdere qualcosa).

 

Articolo a cura di Sundara Simone Bongiovanni

 

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